Un'euristica è una regola pratica, una risposta veloce e «abbastanza giusta» con cui il cervello evita di pagare il conto del ragionamento. Di solito funziona; a volte ti frega, e lo fa in modo prevedibile.
Rispondi di pancia. Stai per usare l'euristica della disponibilità: giudichi "quanto è frequente" da quanti esempi ti vengono in mente in fretta.
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Le auto, e non di poco: in Italia le strade hanno fatto 3.030 morti nel 2024, mentre l'aviazione commerciale di tutto il mondo, nello stesso anno, ne ha contati 244 su 40,6 milioni di voli. Ma di un disastro aereo parlano tutti i telegiornali, di mille incidenti stradali nessuno; e più una cosa è vivida e mediatica, più ci sembra frequente. È per questo che in tanti hanno paura di volare e non di guidare.
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Api e vespe: negli Stati Uniti le punture di api, vespe e calabroni hanno ucciso 788 persone fra il 2011 e il 2021, circa settanta all'anno, contro una morte all'anno per attacco di squalo. Settanta volte tanto. Ma un film sugli squali lo ricordi, una puntura no: l'immagine spettacolare prende il posto del numero reale.
Non sei stupido: stai usando una scorciatoia che quasi sempre funziona. "Mi vengono in mente tanti casi → sarà frequente" è un'ottima regola… finché qualcuno (i media, un film, un algoritmo) controlla quali casi ti vengono in mente.
Questa è la doppia faccia di ogni euristica: velocissima ed economica, ma con un errore sistematico, sempre lo stesso e sempre prevedibile. E un errore prevedibile è una porta sul retro: chi la conosce può aprirla.
Quello che hai appena usato ha un nome e una data: è l'euristica della disponibilità, descritta da Amos Tversky e Daniel Kahneman nel 1973 come la tendenza a stimare la frequenza di una classe «dalla facilità con cui gli esempi vengono in mente». Il punto sottile, e quasi sempre perduto nelle divulgazioni, è che il cervello non conta nulla: misura lo sforzo di recupero, e poi usa quello sforzo come se fosse una statistica. Se ricordare è facile, il fenomeno viene giudicato frequente; se ricordare costa, raro.
Nei loro esperimenti la dimostrazione arriva da un dettaglio quasi comico. Chiesero a un gruppo di persone se in inglese siano più numerose le parole che cominciano con la lettera K o quelle che la portano in terza posizione: la maggioranza rispose «cominciano», mentre nel lessico inglese le seconde sono circa il doppio. La memoria è organizzata per iniziali, non per terze lettere; recuperare king e kitchen è immediato, recuperare acknowledge e ask no. La risposta non misurava la lingua: misurava l'architettura di chi rispondeva.
Da qui discende la struttura dell'errore che rende i due quiz così facili da truccare. La copertura mediatica non è proporzionale alla mortalità, ma alla notiziabilità: un incidente aereo produce un singolo evento concentrato, spettacolare e ripetuto per giorni; i tremila morti sulle strade italiane arrivano in tremila episodi separati, ciascuno dei quali non fa notizia oltre la cronaca locale. Poiché l'euristica campiona la memoria e la memoria è stata riempita dai media, la stima di rischio finisce per misurare l'esposizione informativa invece della probabilità. È il meccanismo che rende sfruttabile un bias: chi controlla gli esempi disponibili controlla la percezione del rischio.
Complessità della fonte: divulgativa approfondimento tecnica o accademica