Con ChatGPT ci siamo convinti che l'intelligenza artificiale fosse arrivata all'improvviso, da un giorno all'altro. In realtà era già tra noi da anni, e ci lavorava accanto ogni giorno: semplicemente, la chiamavamo con un altro nome.
Era già dappertutto: nel feed che decide cosa vedi, nei suggerimenti che ti rincorrono dopo ogni acquisto, nell'antispam che ripulisce la posta, nel navigatore che ricalcola la strada mentre guidi, nel traduttore istantaneo, nello sblocco col volto, nel riconoscimento vocale. Tutto questo era già intelligenza artificiale, molto prima di ChatGPT; soltanto, non parlava ancora la nostra lingua, e così restava invisibile. La chiamavamo «algoritmi».
Ed è qui che si annida un problema mai affrontato davvero: di fronte agli algoritmi non abbiamo mai deciso che cosa farne. Dovevamo subirli come si subisce il meteo, una forza di natura su cui non si discute? Oppure potevamo capirli, interrogarli, perfino aggirarli? Quasi tutti, senza nemmeno accorgersene, hanno scelto la prima via.
Le parole con cui nominiamo le cose decidono come ci mettiamo di fronte ad esse; e «intelligenza artificiale» è una di quelle parole che, senza che ce ne accorgiamo, ci portano fuori strada.
«Artificiale» suona come qualcosa d'altro da noi: finto, alieno, arrivato da fuori, e non costruito dalle nostre mani. Di fronte a ciò che percepiamo come estraneo tendiamo a restare passivi, sospesi tra il timore e la venerazione, senza mai pensare di metterlo davvero in discussione. I cinesi, però, lo nominano in tutt'altro modo:
E allora cambia tutto, perché quella formula non descrive un'intelligenza aliena calata dall'alto, ma un artefatto interamente umano: costruito con i nostri dati, addestrato sui nostri testi e plasmato dalle nostre scelte, fin nei difetti che vi abbiamo lasciato dentro. Non è magia, è un nostro prodotto; e un prodotto, a differenza di un dio o di un destino, si può capire, criticare e indirizzare.
È tutta qui la differenza tra subire e guidare. Se l'intelligenza è «artificiale», non ti resta che adeguarti; se invece è «fatta dall'uomo», allora qualcuno l'ha costruita in un certo modo e per certi scopi, e tu hai il diritto di chiederti quali.