Atto 2 · Pagina 4

Come nasce un modello

Prima di rispondere a chiunque, il modello ha fatto per mesi un solo gioco: indovinare la parola successiva, miliardi di volte, su enormi quantità di testo.

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👂 Come imparare una lingua per immersione totale, senza dizionario: un bambino che, a forza di sentire "il gatto sale sul…", impara da solo cosa probabilmente segue. Nessuno gli spiega la grammatica.
La tua ipotesi:
Oppure scrivi tu l'inizio di una frase, e scopri dov'è sicuro e dov'è incerto:

Prova a indovinare tu la parola che manca, poi rivela cosa farebbe il modello.

Il gioco che hai appena fatto è più vecchio dei computer che lo giocano. Nel 1951 Claude Shannon, l'ingegnere che aveva fondato la teoria dell'informazione, si mise a coprire la lettera successiva di un testo e a chiedere alle persone di indovinarla, per capire quanto una lingua sia prevedibile (il suo articolo, in PDF). Settantacinque anni dopo la prova è rimasta quella, solo che a farla è una macchina: le si nasconde la parola che viene dopo, lei tira a indovinare, poi scopre la risposta e si corregge di pochissimo. Miliardi di volte di fila, per settimane.

Il testo su cui si esercita arriva in buona parte dal web. Common Crawl è un archivio no-profit che dal 2008 scarica pagine da internet e le regala a chiunque voglia studiarle; i corpora ripuliti che se ne ricavano si misurano in migliaia di miliardi di parole. La cosa notevole è che nessuno ha scritto la risposta giusta accanto a ogni frase: la risposta giusta è la frase stessa, un pezzo più avanti. È per questo che questa fase ha potuto crescere fino a dimensioni che nessun lavoro umano di correzione avrebbe mai retto.

Il compito del pre-training si scrive in una riga sola, e conviene scriverla per bene. Al modello arriva un testo troncato; lui restituisce un logit per ogni voce del vocabolario — un punteggio grezzo, decine di migliaia di numeri, uno per token — e una softmax li schiaccia in una distribuzione di probabilità che somma a uno. A quel punto si scopre quale token c'era davvero, e si misura quanto il modello ci avesse creduto. La misura è la cross-entropy, cioè −log p(token vero): vale zero se il modello aveva assegnato probabilità 1 alla parola giusta, cresce piano finché quella probabilità resta ragionevole, esplode quando il modello aveva praticamente escluso la risposta corretta. Tutto l'addestramento è la minimizzazione di quel numero: da lì nasce il gradiente che sposta ciascun peso di un'inezia nella direzione che avrebbe reso quel token un po' più probabile, il meccanismo che smonto nella pagina sui pesi. E la barra più alta della demo qui sopra è, letteralmente, la p che finisce dentro quel logaritmo.

Misurare una lingua facendo indovinare il pezzo successivo non è un'idea dei laboratori di oggi: la pubblica Claude Shannon nel 1951 sul Bell System Technical Journal, in «Prediction and Entropy of Printed English». Il metodo è artigianale e geniale: mostra a una persona un testo troncato, le chiede la lettera successiva, conta quanti tentativi le servono per azzeccarla; dalla statistica dei tentativi ricava un limite superiore e uno inferiore all'entropia dell'inglese, cioè all'informazione media — in bit — che ogni lettera porta con sé. Il risultato: con un centinaio di caratteri di contesto si scende nell'ordine di un bit per lettera, contro i circa 4,7 che servirebbero se le ventisei lettere e lo spazio fossero equiprobabili, per una ridondanza vicina al 75%. Un modello linguistico gioca esattamente a quel gioco, con i token al posto delle lettere e una rete al posto della persona, e la sua cross-entropy media convertita in bit è un limite superiore alla stessa quantità che Shannon stimava a mano. Qui la metafora del bambino che impara per immersione mostra la corda: il bambino ha un corpo, degli interlocutori e uno scopo, mentre qui c'è una sola grandezza da far scendere.

L'altra metà della storia è la scala, e i numeri servono. I corpora aperti di oggi si contano in migliaia di miliardi di token: FineWeb, ricavato da 96 istantanee di Common Crawl, ne raccoglie quindicimila miliardi (Penedo et al., 2024). Dall'altra parte ci sono i parametri: GPT-3 ne aveva 175 miliardi (Brown et al., 2020), e se ogni parametro fosse un secondo, contarli tutti porterebbe via più di cinquemilacinquecento anni. Il confronto fra le due cifre dice però una cosa precisa: il testo di partenza si misura in decine di terabyte, i pesi che ne escono in qualche centinaio di gigabyte. Due ordini di grandezza in meno. Quanti dati per quanti parametri non è nemmeno una scelta libera: Jordan Hoffmann e colleghi hanno mostrato che i modelli di allora erano tutti troppo grandi per il testo che avevano letto e che, a parità di potenza di calcolo, conviene raddoppiare i token ogni volta che si raddoppia il modello (Chinchilla, 2022); il loro modello da 70 miliardi di parametri, allenato su quattro volte i dati del predecessore, batte un modello da 280 miliardi.

Il nome tecnico di questo modo di imparare è apprendimento auto-supervisionato (self-supervised): nessuno etichetta niente, perché l'etichetta è già dentro il dato. In un dataset di immagini qualcuno deve scrivere «gatto» sotto ogni foto, e quel qualcuno costa tempo e denaro; qui l'etichetta è la parola che viene dopo, e il testo se la porta dietro gratis. È la ragione per cui questa fase ha potuto scalare fino a inghiottire il web mentre l'annotazione umana, che pure resta indispensabile più avanti, non ha potuto seguirla.

perplexity l'unità di misura dell'incertezza

È l'esponenziale della cross-entropy media, e ha il pregio di essere leggibile a occhio: una perplexity di 20 vuol dire che il modello, in media, è indeciso come se dovesse scegliere fra venti token equiprobabili. Chi indovina sempre sta a 1; chi tira a caso su un vocabolario di 50.000 voci sta a 50.000. Serve a confrontare modelli sullo stesso testo, non a dire se un modello è utile: si può abbassare la perplexity e restare del tutto inservibili come assistente, che è esattamente il motivo per cui il pre-training da solo non basta.

Il mito: «il modello ha memorizzato internet e te lo ripete». Il conto della compressione dice che non può essere andata così, perché lo spazio non c'è: quello che sopravvive a una riduzione di due ordini di grandezza non sono le pagine, sono le regolarità. Ma la tesi opposta — «non memorizza nulla, ha solo imparato gli schemi» — è altrettanto falsa, e vale la pena saperlo. Nicholas Carlini e colleghi hanno misurato quanto testo un modello restituisce alla lettera («Quantifying Memorization Across Neural Language Models», ICLR 2023) e hanno trovato tre relazioni log-lineari: la memorizzazione cresce con la dimensione del modello, con il numero di volte in cui quel testo compariva nel corpus e con la lunghezza dell'innesco che gli dai. Tradotto: la ricetta di tua nonna, pubblicata una volta sola su un blog, è persa per sempre; un incipit celebre, ricopiato in migliaia di pagine, può uscire parola per parola. Né «un archivio» né «nessun archivio»: una memoria sbilanciata verso ciò che ha visto tante volte.
💡 La sorpresa: tutta l'apparente intelligenza nasce da un compito quasi banale, prevedere la parola successiva, ripetuto però su una scala inimmaginabile. A volte il modello è sicurissimo, quando una sola parola domina; altre volte è incertissimo, perché molte parole si equivalgono.
🎯 Il punto: qui il modello non impara a essere utile, e nemmeno a rispondere. Appena uscito dal pre-training non risponde alle domande: le continua. Scrivigli «Qual è la capitale d'Italia?» e può proseguire con altre nove domande d'esame, perché nei testi che ha letto le domande stanno spesso in fila. Seguire un'istruzione, rifiutare una richiesta, avere un tono riconoscibile: tutto questo arriva dopo, nel post-training — messa a punto su conversazioni scritte da umani e apprendimento dalle preferenze — che è la storia della pagina sullo steering. Sebastian Raschka ha ricostruito le ricette vere di Llama 3.1, Gemma 2 e Qwen 2 in questo articolo: la parte «assistente» è cucita sopra un modello che, da solo, sa soltanto continuare il testo.

Un modello vero stima la probabilità di decine di migliaia di pezzetti di parola a ogni passo: qui ne mostro cinque, per far vedere l'idea. Il cartellino accanto alle barre dice sempre da dove arrivano i numeri: dati reali se il modello ha risposto davvero adesso, esempio illustrativo se quelli che vedi sono valori scritti da me perché il collegamento non c'è.

Fonti Per approfondire

Complessità della fonte: divulgativa approfondimento tecnica o accademica

  • Paper C. E. Shannon, «Prediction and Entropy of Printed English», Bell System Technical Journal 30(1), 1951 — il guessing game che misura l'entropia di una lingua: circa un bit per lettera, ridondanza vicina al 75%. princeton.edu (PDF)
  • Paper T. Brown et al., «Language Models are Few-Shot Learners», NeurIPS 2020 — GPT-3, 175 miliardi di parametri: dal solo pre-training emerge l'apprendimento dagli esempi nel prompt. arxiv.org
  • Paper J. Hoffmann et al., «Training Compute-Optimal Large Language Models» (Chinchilla), 2022 — raddoppiando il modello vanno raddoppiati i token: 70 miliardi di parametri battono 280 miliardi mal nutriti. arxiv.org
  • Paper N. Carlini et al., «Quantifying Memorization Across Neural Language Models», ICLR 2023 — quanto un modello ripete alla lettera, e da che cosa dipende: dimensione, duplicazione nel corpus, lunghezza dell'innesco. arxiv.org
  • Paper G. Penedo et al., «The FineWeb Datasets: Decanting the Web for the Finest Text Data at Scale», NeurIPS 2024 (Datasets and Benchmarks) — un corpus aperto da 15.000 miliardi di token ricavato da 96 istantanee di Common Crawl, con tutte le scelte di filtraggio documentate. arxiv.org
  • Saggio S. Raschka, «New LLM Pre-training and Post-training Paradigms», Ahead of AI, 2024 — che cosa succede prima e che cosa dopo, con le ricette di Llama 3.1, Gemma 2 e Qwen 2 a confronto. magazine.sebastianraschka.com
  • Lezione A. Karpathy, «Deep Dive into LLMs like ChatGPT», 2025 — tre ore e mezza per il pubblico generale: la prima parte è tutta sul pre-training, dai dati grezzi alla tokenizzazione. In inglese, con sottotitoli. youtube.com
  • Fonte Common Crawl — l'archivio no-profit da cui viene gran parte del testo: dal 2008 raccoglie pagine web e le rende scaricabili da chiunque. Si può curiosare nelle statistiche dei crawl. commoncrawl.org
  • Wiki «Modello linguistico di grandi dimensioni», Wikipedia in italiano — la voce di riferimento in italiano: pre-addestramento auto-supervisionato, modelli autoregressivi, limiti. it.wikipedia.org